Marginalia

Intorno al libro

El Lisitskij, “Il nostro libro” (1926)

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Ogni invenzione in arte è unica, non ha sviluppo. Intorno all’invenzione con il tempo crescono diverse variazioni sullo stesso tema, talvolta più acute, talaltra più piatte; ma raramente viene raggiunta la primitiva forza. Così si procede, finché l’azione dell’opera d’arte per il lungo uso diventa automatica e meccanica, è maturo il tempo per una nuova invenzione. La cosiddetta “tecnica” è inscindibile dalla cosiddetta “artisticità”, e perciò noi non abbiamo intenzione di liberarci dalle importanti connessioni con un paio di frasi fatte.

In ogni caso Gutenberg, l’inventore del sistema dei caratteri mobili, ha stampato con questi mezzi alcuni libri che restano capolavori d’arte libraria. Quindi sono venuti alcuni secoli senza invenzioni fondamentali (fino alla fotografia) nel nostro settore. Nell’arte libraria non troviamo variazioni più o meno virtuosistiche, accompagnate dal perfezionamento tecnico delle attrezzature. […]

È da miopi pensare che solo la macchina, cioè la sostituzione dei processi manuali con processi meccanici, è importante nel mutamento di apparenza e forma delle cose. In primo luogo il mutamento è determinato con le sue esigenze dal consumatore, vale a dire dallo strato sociale che dà “l’incarico”. Oggi non si tratta più di una cerchia ristretta, di uno scarso strato superiore, ma di “tutti”, della massa.

L’idea che oggi muove la massa si chiama materialismo, ma ciò che caratterizza l’epoca è la dematerializzazione. […]  Il materiale si riduce, noi dematerializziamo, sostituiamo inerti masse di materiale con energie in tensione. Questo è il segno della nostra epoca. 

Quali deduzioni possiamo trarre da tali osservazioni in riferimento al nostro settore?
Facciamo la seguente analogia:

INVENZIONI NEL SETTORE DEL TRAFFICO DEL PENSIERO INVENZIONI NEL SETTORE DEL TRAFFICO IN GENERALE
Lingua articolata Posizione eretta
Scrittura Ruota
Stampa di Gutenberg Veicoli mossi da forza animale
? Automobile
? Aeroplano

 
Indico questa analogia per dimostrare che, fintanto che il libro sarà necessariamente un oggetto palpabile, cioè non sarà stato sostituito da una espressione auto linguistica o cinelinguistica, noi dobbiamo aspettarci giorno per giorno nuove, fondamentali invenzioni nella sua fabbricazione, per raggiungere anche qui il livello dell’epoca.

Ci sono segni che questa invenzione fondamentale sia da attendere nel settore della fototipia. Si tratta d’una macchina che porta la composizione tipografica su una pellicola, e di una macchina di stampa che riproduce il negativo della composizione su carta sensibile. Così spariscono l’enorme peso del materiale compositivo e il secchio del colore, così abbiamo di nuovo anche qui la dematerializzazione. Il fatto più importante è che la fabbricazione delle parole e delle immagini qui è sottoposta allo stesso processo: la fototipia, la fotografia. La quale fotografia costituisce a tutt’oggi il tipo di raffigurazione che offre la massima comprensibilità a tutti.
In tal modo ci troviamo di fronte a una forma del libro in cui la raffigurazione diviene primaria e la lettera dell’alfabeto secondaria. Noi conosciamo due tipi di scrittura: un segno per ogni concetto = geroglifico (oggi in Cina) e un segno per ogni suono = lettera. Il progresso della lettera rispetto al geroglifico è relativo. Questo è internazionale. Cioè: quando un russo o tedesco o americano si inculca bene in testa i segni (immagini) dei concetti, riesce a leggere (in silenzio) il cinese o l’egiziano senza imparare la lingua, dato che lingua e scrittura sono formazioni distinte. Questo è un vantaggio che il libro a lettera ha perduto. Cosicchè io credo che la forma futura del libro sarà rappresentativo-plastica. Possiamo dire che

1) il libro a geroglifici è internazionale (perlomeno in potenza),

2) il libro a lettera nazionale, e

3) il libro venturo sarà anazionale; perché per capirlo bisogna imparare solo un minimo.

Per la parola oggi noi abbiamo due dimensioni. Come suono è una funzione del tempo, come raffigurazione è una funzione dello spazio. Il libro venturo dev’essere ambedue. Viene superato così l’automatismo del libro odierno. Infatti un’immagine del mondo divenuta automatica cessa di esistere per i nostri sensi, e noi restiamo appoggiati in un vuoto. L’opera energetica dell’arte è di trasformare il vuoto in spazio, cioè in una unità percettibile, ordinata per i nostri sensi. Con i mutamenti della lingua, nella struttura e nella natura, muta anche l’aspetto visuale del libro.  […]

Certo, al giorno d’oggi il corpo del libro non presenta una nuova figura, si tratta tuttora di una rilegatura con copertina e dorso e pagine 1, 2, 3…  […] Forse il lavoro all’interno del libro non è ancora arrivato al punto di far saltare subito la forma tradizionale, ma la tendenza bisogna già saperla prevedere.

Nonostante le crisi sperimentate dalla produzione di libri, insieme alle altre produzioni, il ghiacciaio librario cresce ogni anno. Il libro diventa l’opera d’arte più monumentale, non viene più accarezzato dalle tenere mani di alcuni bibliofili, ma è afferrato dalle braccia di centinaia di migliaia di persone.  […] I nostri piccoli imparano, anche quando leggono, una lingua nuova, plastica, crescono con un altro atteggiamento verso il mondo e lo spazio, verso la figura e il colore, e sicuramente creeranno un altro libro. Noi, da parte nostra, saremo soddisfatti se nel nostro libro sarà configurato il lirico ed epico divenire dei nostri giorni.

(da Gutenberg Jahrbuch, Magonza, 1926, pag. 172-178; traduzione da El Lisitskij : pittore, architetto, tipografo, fotografo : ricordi, lettere, scritti / a cura di Sophie Lisitskij-Küppers, 1992)

Written by francesca depalma

marzo 22, 2012 a 2:01 pm

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