Marginalia

Intorno al libro

Louis-Sébastien Mercier, “L’an 2440, Rêve s’il en fut jamais” (1771)

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restif de la bretonne

Nel filone della letteratura futuristica e utopica, fu una svolta. Non più contemporanea e lontana nello spazio, isolata in qualche luogo di fantasia, è la città ideale, dove l’uomo vive all’interno di una società perfetta. È nel futuro che si realizzerà il vero progresso dell’umanità, è nei secoli a venire che il mondo sarà un luogo migliore, più libero e giusto. O almeno è così che ci racconta Louis-Sébastien Mercier, nel primo romanzo che possiamo definire ‘ucronico’ (ambientato in un tempo che ancora non esiste), permeato dallo spirito illuminista del suo tempo.

L’an deux mille quatre-vingt quarante, Rêve s’il en fut jamais fu pubblicato per la prima volta nel 1771. Il romanzo narra di un gentiluomo parigino che, dopo aver passato una serata a discutere con un suo amico inglese delle tare e dei problemi della società francese del tempo, cade in un sonno profondo, risvegliandosi 700 anni dopo nella Parigi del futuro, di cui inizia a narrarci le novità. Fra tutte, il nostro protagonista ci narra il suo sbigottimento davanti alla biblioteca reale, luogo custode ai suoi tempi di migliaia di volumi, e nel 2440 ridotto a pochi volumi contenuti in quattro armadi, ospitati in un’enorme galleria ora totalmente vuota.

È possibile conservare tutta la conoscenza umana accumulata fin’ora in forma cartacea per i futuri abitanti della Terra? Cosa resterà dei nostri scritti e degi testi dei nostri predecessori? Quale sarà il criterio per salvare o condannare all’eterno oblio idee, pensieri, storie? Mercier, con la sua visione illuministica, ci accompagna in queste riflessioni. 

Mi ritrovai solo, abbandonato a me stesso; era giorno fatto; e per caso mi ritrovai nella biblioteca reale: ma ebbi bisogno di assicurarmene più di una volta. Al posto delle quattro sale di lunghezza immensa, che raccoglievano milioni di volumi, scoprii un piccolo scaffale dov’erano alcuni libri, che non mi sembravano affatto voluminosi. Sorpreso da un così grande cambiamento, osai domandare se un incendio fatale non avesse divorato questa ricca collezione. “Sì – mi fu risposto – è stato un incendio, ma sono le nostre mani che l’hanno appiccato volontariamente.”[…]

Il bibliotecario, che era un vero letterato, avanzò verso di me, e pesando tutte le obiezioni e i rimproveri che gli facevo, mi tenne il seguente discorso:

“Convinti dalle più esatte osservazioni, poiché la ragione stessa si imbarazza in mille difficoltà sconosciute, abbiamo scoperto che una biblioteca numerosa poteva essere il luogo d’incontro delle più grandi stravaganze e delle più folli chimere. Ai vostri tempi, ad onta della ragione, si scriveva, e poi si pensava. I nostri autori seguono un percorso del tutto diverso: noi abbiamo immolato tutti quegli autori che seppellivano i loro pensieri sotto un ammasso prodigioso di parole o di passaggi. Niente fa smarrire l’intelligenza più di un libro malfatto; poiché una volta che le prime nozioni vengono adottate senza la necessaria attenzione, le seconde diventano delle conclusioni precipitose, e gli uomini vanno avanti così di pregiudizio in pregiudizio e di errore in errore. Quel che ci restava da fare era la riedificazione dell’edificio della conoscenza umana. Questo progetto sembrava infinito: ma non abbiamo fatto altro che scartare le inutilità che ci nascondevano il vero punto di vista: come per creare il palazzo del Louvre, non è servito altro che rivoltare le misure che lo mascheravano da tutte le parti; le scienze in questo labirinto di libri non facevano altro che girare e girare, ritornando senza sosta allo stesso punto senza elevarsi, e l’idea esagerata della loro ricchezza non faceva altro che mascherare la reale povertà. In effetti, cosa contenevano questa moltitudine di volumi? Erano per la maggior parte la ripetizione continua delle stesse cose. La filosofia si è presentata ai nostri occhi come una statua sempre famosa, sempre copiata, ma mai migliorata: ci sembrava perfetta nell’originale, e sembra degenerare in tutte le copie d’oro e d’argento che ne han fatto successivamente; più belle, senza dubbio, in quanto è stata intagliata nel legno da una mano quasi selvaggia, finché non è stata circondata da ornamenti estranei. Da quando gli uomini, arrendendosi alla loro pigra debolezza, si abbandonano all’opinione degli altri, i loro talenti sono diventati imitatori e servili, hanno perso d’inventiva e d’originalità. Che progetti vasti e che speculazioni sublimi si sono estinte per il soffio dell’opinione! Il tempo non ha condotto fino a noi che le cose leggere e brillanti che hanno ottenuto l’approvazione della moltitudine, mentre ha inghiottito i pensieri maschi e forti che erano troppo semplici o troppo elevati per piacere al volgo. Siccome i nostri giorni sono limitati, e non devono essere consumati con una filosofia puerile, abbiamo dato un colpo decisivo alle miserabili controversie scolastiche.”

“Cosa avete fatto? Mi spieghi, per piacere.”

“Con l’approvazione della maggioranza, abbiamo raccolto in una vasta pianura tutti i libri che abbiamo giudicato frivoli, o inutili, o dannosi; abbiamo composto una piramide che in altezza e larghezza assomigliava a un’enorme torre; sembrava davvero una nuova torre di Babele. I giornali coronavano questo bizzarro edificio, ed era affiancato da ogni parte da pastorali di vescovi, rimostranze parlamentari, requisitorie e orazioni funebri. Era composta da cinque o seicento mila commentari, 800 mila volumi di giurisprudenza, 50 mila dizionari, 100 mila poemi, 600 mila racconti di viaggi e un miliardo di romanzi. Abbiamo messo a fuoco questa massa spaventosa, come un sacrificio espiatorio offerto alla verità, al buon senso, al vero gusto. Le fiamme hanno divorato come torrenti le follie degli uomini, tanto le antiche, quanto le moderne. La pira durò a lungo. Alcuni autori si sono visti bruciare vivi, ma le loro grida non si potevano arrestare: nel frattempo abbiamo trovato in mezzo alle ceneri qualche foglio delle opere di P, di De La H, dell’abate A che, vista la loro estrema freddezza, non sarebbero mai diventate cenere. Allo stesso modo abbiamo rinnovato con zelo illuminato quello che lo zelo cieco dei barbari aveva condannato a morte.  Nonostante tutto, siccome non siamo né ingiusti né paragonabili ai saracini che ricoprono i pavimenti dei loro bagni con dei capolavori, abbiamo fatto una scelta: dei nobili spiriti hanno tirato fuori l’essenza di mille volumi infolio, che sono riusciti a riassumere in un piccolo dodicesimo; un po’ come quegli abili chimici, che tiran fuori le virtù delle piante, la concentrano in una fiala e buttano via la buccia cattiva. Abbiamo fatto dei riassunti di quel che c’era di importante; abbiamo ristampato il meglio: il tutto è stato corretto e rivisto secondo i principi della morale. I nostri compilatori sono persone stimate e care alla nazione; avevano del gusto, e appena hanno avuto la possibilità di creare, hanno saputo scegliere l’eccellenza, e eliminare quello che d’eccellente non c’era. […] Era necessario produrre una moltitudine innumerevole di libri; toccava a noi riassemblare queste parti disperse. Gli uomini che hanno la testa vuota e delle intelligenze flebili, sono degli eterni logorroici: l’uomo saggio e istruito parla poco, ma parla bene. Voi vedete questo ufficio: raccoglie i libri che sono sfuggiti alle fiamme, sono pochi, ma quelli che sono rimasti hanno ricevuto l’approvazione del nostro secolo.”

(Capitolo XXVIII, La biblioteca del reL’an 2440, L.-S. Mercier,  1771)

Written by francesca depalma

ottobre 3, 2011 a 5:37 pm

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