Marginalia

Intorno al libro

Espresso Book Machine

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L’Espresso Book Machine è un sistema POD (Print On Demand) di stampa e rilegatura integrato: in pochi minuti permette di stampare con un’economica rilegatura in brossura un libro fra quelli disponibili nel catalogo EspressNet, che attinge a servizi di archiviazione online di testi come Google Books o Internet Archive, permettendo di stampare dunque testi fuori dal copyright oppure ormai fuori catalogo, ma anche da siti di case editrici come Random House, Hachette, Mc Graw-Hill.
Il servizio è disponibile presso alcune librerie e università principalmente negli Stati Uniti: in Europa è possibile usufruirne solo in Olanda e in Ucraina (!).
qui la mappa

Da una parte quest’utilizzo del sistema POD facilita la diffusione e fruizione di testi altrimenti introvabili, o consultabili unicamente tramite lo schermo di un computer. D’altro canto non permette di ottenere una grande qualità materiale del libro ottenuto: la rilegatura in brossura è sicuramente la più veloce ed economica, ma è anche il tipo di rilegatura che meno resiste nel tempo, in quanto i fogli non sono uniti tra loro e facilmente si liberano della colla indurita che li tiene debolmente insieme.

Continueremo a riflettere sulla questione POD nei prossimi post.

per qualche info in più sull’Espresso Book Machine e la sua rete -> ondemandbooks.com
qui la brochure del produttore dell’Espresso Book Machine, Xerox

Written by francesca depalma

novembre 28, 2013 at 4:40 pm

Steven Heller – Typesetting in 1977

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“It is sobering to recall all the machinery we needed to set type in the BC-era (Before Computers). Well, I take that back. This was a computer—a Compugraphic, to be exact. This, along with the IBM Magnetic Tape machines, was the state of the art in typesetting via computer back in the late ’60s and ’70s. But it wasn’t digital. The output was photographic. Look at all the chemicals necessary to get a result. Then look at the hardware. With Compugraphic, you could get away with a small area or you might need an entire room for the upscale version.
I worked with the smaller CompuWriter II, but my dream was to get the Uniscan. The former ranged in price from $5,00o to $12,000—the higher the price the better the justification. The latter was $22,000. Both were text-only. Headliners were separate, or you’d have to own a Typositor.
Next time you complain about your iMac or laptop, think of what you missed (if you were born after 1970).”

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Written by francesca depalma

novembre 12, 2012 at 4:40 pm

Come nasceva un libro negli anni 60-70? 

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“Come nasce un libro è un vecchio filmato su pellicola, salvato dall’oblio per ricordare come si lavorava in una grande casa editrice.

In mezzo secolo, le tecnologie editoriali sono radicalmente cambiate, rivoluzionando con l’informatica figure professionali altamente specializzate.

LA SCUOLA EDITRICE, prestigiosa azienda bresciana che ha contribuito alla cultura della scuola italiana per tutto il Novecento ha chiuso un ciclo tecnologico in cui il lavoro di tante persone era al centro di un processo che oggi consideriamo contiguo a Gutenberg.

Le fasi di lavorazione illustrate nel filmato hanno un interesse storico e riguardano tecnologie legate alla composizione tipografica meccanica, alla linotype, ai processi lunghi e complessi che ormai costituiscono archeologia editoriale.

Nel secolo scorso è così che nascevano libri, enciclopedie, atlanti, antologie, riviste di didattica e aggiornamento su cui si sono formati milioni di italiani.”

fonti: www.archiviocaltari.it / Gruppo ricerca immagine

Written by francesca depalma

ottobre 1, 2012 at 6:57 pm

Giovanni Lussu, “Miele dalla rupe: considerazioni di un grafico indolente”

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[…] “3. A guardarsi intorno, si tenderebbe a catalogare la grafica corrente, la grafica delle cose facili, in due grandi depositi: da una parte le cose delle quali, se non ci fossero i grafici a farle, non si sentirebbe alcun bisogno; *4 e dall’altra quelle che potrebbero fare tutti (tutti quelli, ovviamente, interessati a farle). *5

*5 I libri! Ci sono due osservazioni da fare. La prima è che, con investimenti di tempo limitati, i redattori delle case editrici potrebbero magnificamente svolgere, con maggiore consapevolezza, le mansioni per le quali ci si rivolge ai grafici. La seconda riguarda la febbrile accelerazione che si è prodotta negli ultimi anni nel mercato librario, progressivamente arrivato a essere come tutti gli altri, da quell’isola plurisecolarmente privilegiata che era; le copertine sono quindi diventate normale packaging, come per i detersivi o i surgelati. La mercificazione spinta del libro, inoltre, implica lo strapotere dei marketing men (e women) delle reti distributive, i cui limiti e pregiudizi determinano inappellabilmente ogni scelta. Ma una terza osservazione è quella cruciale: se il potenziale lettore non è analfabeta (il che sarebbe un bel paradosso), basterebbero, ben visibili, nome dell’autore, titolo ed editore, e in quarta o sulle bandelle le informazioni essenziali. Gran parte delle copertine, anche belle copertine con bellissime illustrazioni, ha poco a che fare con quello che c’è scritto dentro, perché chi le produce raramente ha modo di leggerlo. E anche se lo leggesse (e lo capisse), ci si può chiedere perché sovrapporre un’altra interpretazione a quella del lettore, che rischia di esserne indebitamente fuorviato.

Un caso paradigmatico è quello del Giovane Holden (The Catcher in the Rye, 1951) di J.D. Salinger, pubblicato in italiano nel 1961 da Einaudi, dopo una prima apparizione nel 1952 per l’editore Gherardo Casini, Roma. La copertina Einaudi riportava un disegno di Ben Shahn, molto bello (1) Mi sono ritrovato a leggere il libro in quell’edizione, e la mia psiche adolescenziale è rimasta indelebilmente segnata dall’associazione tra Salinger e Ben Shahn. Ma in realtà tra i due non c’è alcun rapporto, e il superciliato bambino col gelato non ha nulla, ma proprio nulla, a che vedere con il diciassettenne Holden Caulfield, il protagonista del romanzo (siamo forse vicini alla truffa, o perlomeno alla circonvenzione di incapace, che oggi potrebbe essere perseguita tramite class action alla Erin Brockovich da parte delle centinaia di migliaia di lettori?). A Salinger infatti la copertina non piacque e intimò, tramite agenti o legali, che fosse cambiata. Einaudi, per andare sul sicuro, nella successiva edizione lasciò un semplice quadrato azzurro, classicamente munariano (2). A Salinger non piacque neanche questo, e di nuovo intimò che fosse cambiato. Allora Einaudi, esasperata, uscì con un quadrato listato a lutto (3), che esprimeva il supremo dolore dell’aniconicità, a suo tempo promossa da Leone III Isaurico, il terribile iconoclasta che nella prima metà dell’VIII secolo proscrisse tutte le immagini religiose e ne prescrisse la distruzione. Ora la copertina ha solo le indicazioni tipografiche su fondo bianco. (4)

(1)      (2)      (3)       (4)

Esemplare, piaccia o non piaccia, è poi il caso della grafica senza grafici di Adelphi. Roberto Calasso, rievocando la storia della casa editrice, così scriveva ( In copertina metteremo un Beardsley, la Repubblica, 28 dicembre 2006): “Scelto il nome della collana [Biblioteca Adelphi], bisognava ora inventarne l’aspetto. Concordammo subito su che cosa volevamo evitare: il bianco e i grafici. Il bianco perché era il punto di forza della grafica Einaudi, la più bella allora in circolazione – e non solo in Italia. (leggi la continua dell’articolo qui)

[…] Di Adelphi va anche ricordata, anche questa certamente non dovuta ad alcun designer, e anche questa pensata presumibilmente per differenziarsi dal Garamond Simoncini di Einaudi, la scelta della composizione in Baskerville, che ne ha fatto per anni la casa editrice italiana di gran lunga più leggibile.”

(Tratto da Progetto Grafico, Numero 21, Edizioni Aiap, Milano, Luglio 2012; pagg. 20-21)

TRISTANO BV3140 di Nanni Balestrini

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Written by francesca depalma

luglio 24, 2012 at 10:23 am

Manzoni e gli altri: promozione in Italia dell’e-reader Kindle

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Riprendiamo questa ricerca iniziata da Silvio Lorusso in un post nel suo blog, per dare un’occhiata a quali testi sono stati scelti per pubblicizzare in Italia il lettore di libri digitali di Amazon, il Kindle.

Nei cartelloni intravisti nella metro milanese e nelle stazioni ferroviarie, il Kindle presenta l’incipit di un testo ben noto a tutti quanti noi: I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Queste immagini sono state utilizzate anche per il lancio del Kindle in Italia, avvenuto a Dicembre 2011:

Kindle Manzoni

In rete, sul sito di Amazon e nei banner online, invece, sono stati scelti i capitoli iniziali di questi due libri: I figli del serpente di Giuseppe Leto (G. L.) Barone (2010) e La libreria dei nuovi inizi di Anjali Banerjee (2011). Il primo solo per il Kindle modello base, mentre il secondo per il Kindle Touch.

I figli del serpente è un thriller fantapolitico che svela intricate trame tra Vaticano, IOR e un comandante delle guardie svizzere che è stato assassinato, Kurt Weistaler. Terrorismo religioso, la Sacra Sindone distrutta, corruzione e scandali ecclesiastici. Ecco il book trailer:

Ecco invece le immagini utilizzate su Amazon:

Kindle GL Barone

La libreria dei nuovi inizi, edito da Rizzoli, è il primo romanzo pubblicato in Italia della scrittrice indiana naturalizzata americana Anjali Banerjee. Il romanzo racconta di Jasmine, giovane donna appena divorziata, che ritorna nel suo paese natale e ritrova, nella libreria della sua vecchia zia, e nell’aura mistica delle storie dei grandi scrittori, un nuovo punto di partenza per la sua vita. Qui un’anteprima del libro su Google Books.

Eccolo invece su Amazon:

Kindle Banerjee

Dunque, Manzoni e il suo capolavoro più noto per la pubblicità più in vista, scandali tipicamente italiani e fantapolitica feat. clero per il Kindle modello base online, e infine facili sentimentalismi cartacei e misticismi librari d’oltreoceano per il Kindle Touch.

Written by francesca depalma

giugno 19, 2012 at 5:35 pm

GraphicDesign& – Page 1: Great Expectations (2012)

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Page 1: Great Expectations è un inusuale esperimento tipografico pensato per esplorare le relazioni tra grafica, tipografia e la lettura di una pagina. Prodotto per coinvolgere i curiosi letterari, Page 1: Great Expectations raccoglie le risposte di 70 graphic designers internazionali a cui è stato affidato lo stesso brief iniziale: progettare e impaginare la prima pagina del romanzo Great Expectations di Charles Dickens, un testo in parte scelto perché si riferisce direttamente al lettering in quanto Pip cerca indizi sulla propria famiglia a partire dalla forma delle lettere inscritte sulle lapidi dei suoi familiari. Il brief ha incoraggiato i 70 designer a esplorare, sfidare o celebrare le convenzioni della tipografia libraria. Ogni layout è accompagnato da una piccola spiegazione razionale delle scelte progettuali del designer. Page 1 non è solo un libro per graphic designer, rivela il potere della tipografia di influenzare e condurre il modo con cui tutti noi interpretiamo un testo.

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Written by francesca depalma

maggio 8, 2012 at 11:46 am

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